Perché gli italiani immatricolano le barche con bandiera polacca o slovena

bandiera polacca

Venuti meno i vantaggi delle bandiere belga e olandese (ne avevamo parlato quimolti diportisti italiani oggi immatricolano la propria barca per battere bandiera polacca o slovena.

Il fatto che molti armatori decidano di cambiare bandiera o immmatricolare la barca con una diversa da quella italiana non è un fenomeno affatto raro. Una tendenza che andrebbe invertita studiando soluzioni ad hoc che riportino la nostra bandiera ad essere più “smart” e quindi appetibile.

Rinunciare alla propria bandiera non è una cosa da poco. La bandiera della marina mercantile Italiana, contiene le effige delle quattro repubbliche marinare, simbolo di civiltà ben antecedente all’unità d’Italia. Se un navigatore italiano si sente comunque più rappresentato da una bandiera straniera, le istituzioni dovrebbero intuirne la gravità e capire che non hanno fatto abbastanza per rappresentare gli interessi dei diportisti italiani. Barca dopo barca stiamo regalando denaro e possedimenti galleggianti a stati esteri solo a causa di tasse, balzelli e procedure burocratiche da semplificare.

Passare con la propria barca a bandiera polacca o slovena

Il fenomeno è noto e in continua ascesa ed è l’escamotage del diportista che cerca di sfuggire a regole e fiscalità italiane. Allo stesso tempo è diventato un business sia per le agenzie marittime specializzate, che per gli stati esteri stessi, che guadagnano da questo esodo silenzioso.

Così si ottiene la bandiera polacca in 10 giorni

La musica dello slogan è sempre la stessa: devi immatricolare la barca? Se scegli oggi una bandiera slovena o polacca, è facile, è legale, è veloce… e ci pensano loro. E la conferma ci è arrivata anche da molti nostri lettori. Per la bandiera polacca, si spedisce via email la carta d’identità, la fattura d’acquisto, il certificato omologazione CE, la dichiarazione potenza e foto delle placchette motore e scafo, si paga online una sola volta (mediamente intorno 800 euro per un 12 metri) e in 5 giorni circa si ha licenza provvisoria.

Con altri 200 euro circa, copia di marca e modello radio VHF e copia patentino RTF, si ottiene rapidamente il numero MMSI per il VHF e AIS. In sostanza, in media a 10 giorni dall’inizio della pratica, si può navigare in tutto il mondo con licenza provvisoria, issando felicemente bandiera polacca. Il completamento della pratica e la ricezione dei documenti definitivi avviene in 4 settimane.

Bandiera italiana: i problemi dell’iter e perché molti “fuggono”

In Italia questo procedimento è molto più lungo. Dalle lunghe attese per lo STED (si parla di almeno un mese, vedi tutta la procedura qui) alle code alle poste per pagare i bollettini postali, marche da bollo, onerosi costi periodici come l’ispezione per aggiornare il certificato di sicurezza, che, in molti altri stati, non esiste per il diporto.

Non sono però gli aspetti procedurali tuttavia a scatenare questa “fuga di massa”. È il fisco Italiano a far scappare le nostre barche all’estero, ben più della burocrazia. Sotto la bandiera polacca, ad esempio, non ci sono tasse annuali sulle barche, né ci sono tasse di circolazione.

Esempio:

In Italia, le imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore a 14 metri (10 mt, prima delle modifiche introdotte dal Dl 69/2013) sono soggette al pagamento di una tassa annuale, dopo il primo anno di immatricolazione, 870 euro annui fino a 17m, 1300 fino a 20 metri e 4400 euro fino a 24 metri (a salire per navi da diporto fino a 25.000 euro annui oltre i 64m). 

Immatricolare all’estero non esula certo dalla dichiarazione e pagamento della tasse. Se siamo residenti in Italia dobbiamo pagare e in questi giorni molte cartelle esattoriali stanno arrivando contestando proprio questo aspetto. Registrare una barca con bandiera estera è a volte un escamotage usato per nascondere la barca non al fisco, ma a un accertamento finanziario o pignoramento nel corso di una causa legale.

La questione dell’IVA. Si paga comunque per tutte le barche UE

Molti cercano di aggirare l’IVA o trovare un modo di pagarne meno. Acquistando una imbarcazione all’estero da una società con sede in un paese UE, si applicherà la VAT del paese di origine, ma se viene importata, occorrerà comunque pagare l’IVA al 22%. Solo tra privati nell’usato l’IVA non è richiesta. Pochi sanno però che una barca di proprietà di un cittadino o società UE, indipendentemente dalla bandiera battuta, può navigare liberamente in Europa solo se può dimostrare di aver pagato la VAT. Anche nell’importazione di usato, quello che il fisco insegue sempre, è la dimostrazione del corretto pagamento e registrazione dell’IVA, in uno stato dell’Unione Europea.

E se intesto la barca a una società estera?

Qui viene il nocciolo della questione. Se la barca viene intestata a una società straniera o a un privato non residente in Italia, (e dunque iscritto all’AIRE), è probabile un commercialista possa trovare la formula legale per evitare la tassa o pagarne una più bassa nel paese di residenza.

Guardando attentamente tra i servizi offerti da molte agenzie marittime infatti, viene spesso offerta insieme alla bandiera, la possibilità di aprire attraverso l’agenzia stessa, una società all’estero fuori dall’UE, ad esempio UK o USA. Si immatricola dunque la barca in Unione Europea, per rendere semplice la navigazione in Mediterraneo, ma la si intesta a soggetto fuori dalla comunità europea per evitare la pressione fiscale italiana. La guardia di Finanza conosce bene oggi queste strategie, e le barche più controllate dal punto di vista fiscale finiscono per essere proprio quelle bandiera estera.

Bandiera belga e olandese, cosa era successo

Ottenere la bandiera straniera o trovare il modo legale di pagare meno che in Italia, resta in voga nonostante siano ben note le possibili complicazioni che hanno spento l’entusiasmo per le bandiere belga e olandese. Gli armatori italiani che si erano innamorati della bandiera belga si sono trovati con nuove normative che impongono loro di dover dimostrare di vivere al 50% del tempo in Belgio.

Gli armatori italiani battenti bandiera olandese hanno scoperto solo nel Giugno 2018 (quando l’Olanda ha revocato le concessioni dopo l’incidente diplomatico della ONG Lifeline), di avere la propria barca registrata non al Kadaster, il registro marittimo olandese, ma di aver pagato per una registrazione al Watersportverbond, un elenco di barche per l’attività privata da diporto turistico, e di essere in possesso di documenti di bordo con scarso valore legale. La bandiera olandese comunque viene ancora proposta con la procedura completa di registrazione (Zeebrief), e apparentemente sembra vantaggioso nonostante si debba pagare il viaggio a un funzionario olandese in Italia per la ispezione e marcatura dello scafo con punzone.

Slovenia e Polonia: cosa richiedono

La Brexit ha reso complicata la vita di chi aveva scelto la bandiera inglese anche se la procedura effettiva di registrazione barche non è cambiata; Malta impone la cittadinanza maltese, oppure la nomina di un delegato a cui intestare la barca; la Francia, che immatricola tutto ciò che è più lungo di 2.5 m, ha procedure abbastanza snelle visto che la barca è sport nazionale e amata quanto l’automobile, ma impone di dimostrare un domicilio fisico e un indirizzo che viene verificato al momento della consegna dei documenti in cassetta postale.

Oggi vanno di moda la bandiera slovena e la polacca. La bandiera slovena richiede comunque una visita periodica di sicurezza ogni 5 anni. La Polonia impone già all’atto della registrazione, la definizione di un porto di ormeggio a scelta in territorio polacco. Che sia preludio a tassa futura per le barche che non risultano in porto per un determinato numero di giorni all’anno?

La Svizzera ad esempio ha regole molto restrittive, registra solo barche a cittadini svizzeri, e impone un controllo periodico persino alle derive ogni 5 anni, nonché il certificato anti inquinamento anche per i fuoribordo, motore che deve essere certificato dal costruttore per il mercato svizzero. Citiamo questo per ricordare che nulla impedisce a uno stato permissivo oggi, di cambiare le carte in tavola e imporre misure più stringenti.

Limitazione e truffe non scoraggiano “l’esodo” verso altre bandiere

Sappiamo bene che un’imbarcazione da diporto con bandiera italiana, non può essere utilizzata per fini commerciali. Vale anche per la bandiera estera. Un’imbarcazione da diporto battente bandiera estera non potrà nemmeno svolgere attività di noleggio occasionale in Italia, per i famosi 42 giorni all’anno.

Serve una normativa comunitaria semplice e unificata

Quindi? Occorre una vera semplificazione burocratica fiscale di tutta la normativa da diporto a livello europeo. Occorre un registro comunitario unificato europeo delle imbarcazioni, una normalizzazione e reciprocità per le procedure di registrazioni barche, delle patenti, delle dotazioni di sicurezza, dei certificati radio.

La assurda caccia alla bandiera estera più conveniente tra stati europei, finirà quando sarà più conveniente immatricolare una barca in Italia, che in qualsiasi altro paese del mondo, formula che darebbe anche una ottima pubblicità positiva al turismo del nostro paese.

Luigi Gallerani

Le bandiere EU più richieste dai cittadini Italiani per immatricolare la loro barca

BANDIERA REQUISITI DURATA COSTI
Polacca Essere cittadini UE, indicare porto polacco di riferimento (anche se non ci andremo mai). Nessuna ispezione di sicurezza, rinnovo necessario ogni 30 mesi della licenza. La più gettonata oggi, si ottiene online da agenzie specializzate con circa 800 euro, con 200 euro si ha MMSI. La licenza provvisoria si ottiene in meno di 10 giorni.
Slovena Essere cittadini UE Richiesta ispezione di sicurezza ogni 5 anni In alternativa alla polacca, stessi costi, tempistiche sulle 2 settimane.
Belga Dal 2019, impone di essere residenti al 50% in Belgio con effetto retroattivo su tutte le barche. Durata 5 anni, chi ha ancora bandiera Belga dovrà cambiarla se non ha i requisiti allo scadere del termine. Le nuove norme sulla residenza obbligatoria hanno fatto perdere l’interesse per questa bandiera.
Olandese Visita di ispezione di funzionario olandese alla barca con punzonatura scafo. Rinnovo annuale obbligatorio a 195 euro ogni anno. Costa circa 1600 euro più 1000 per l’ispezione, circa 3 settimane per le pratiche e tempo fino a 6 mesi per organizzare la visita del funzionario.
Maltese Essere cittadini maltesi o persona giuridica maltese (società), o nominare agente residente a Malta. Ispezione obbligatoria scafi con più di 15 anni. Con circa 1000 euro, si fa in 2 passaggi, temporanea in 3 giorni e poi permanente. Di frequente scelta da superyacht che aprono società a Malta.

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10 commenti su “Perché gli italiani immatricolano le barche con bandiera polacca o slovena”

  1. Maledetti politici e burocrati, sempre al lavoro per togliere soldi e liberta alle persone.
    Non si lasciano scappare neanche il mare, il dominio delle sanguisughe affamate arriva ovunque, mare incluso!
    Qual’e la ratio per cui si debba pagare cosi tanti soldi per avere un barca di 11 ,12 metri? Perche le persone devono essere costrette a scappare all’estero per cercare di non essere spennati da un sistema schifosamente marcio e inutilmente burocratico??
    MALEDETTI

  2. C’è anche da dire che molte persone si fanno in autonomia tutta la manutenzione base senza spendere grandi cifre.
    Il valore di barche di 11/12 metri che possono avere 20 anni (risultando ancora attuali/gradevoli all estetica oltre che funzionali) alle volte è inferiore al costo di un automobile.
    Sembra che tu debba essere per forza milionario per poterti permettere un imbarcazione quando ci sono natanti recenti che costano 10 volte tanto.
    Condivido in pieno il commento di Nedo…

  3. Scusate se approfitto dello spazio per togliermi un dubbio……ma se io con il mio gommone di 6 metri di 10 anni non immatricolato decido di portarlo in un porto sloveno, posso immatricolarlo direttamente in Slovenia evitando così problematiche di navigazione tra Italia , Slovenia e Croazia ? Sono un navigatore povero, quindi non mi faccio problemi di iva, fiscali ecc, solo di navigazione, ringrazio anticipatamente chi si interesserà al mio quesito.

  4. Come al solito l’Italia anche nel diporto nautico fa la differenza come il paese delle maggiori tasse e delle più assurde burocrazie.
    Tutto ciò lo si vede chiaramente in tutti i suoi aspetti. Stranamente chi non si accorge di quanto ci sia di negativo del settore è la solita politica fatta da persone incompetenti, che mirano forse ad altri interessi che il diportista non vede ma che intende.
    Tutto ciò porta ad inesorabili fughe presso porti esteri, bandiere straniere o, addirittura essere costretti a vendere tutto per abbandonare questo meraviglioso mondo.
    Grazie governo, che a tutt’oggi non proteggi e non tuteli una delle più importanti vene dell’economia italiana.

  5. Buonasera a tutti, spero quel uno possa aiutarmi. Sto per acquistare una barca in Italia con bandiera polacca. La barca è di 11 metri per tanto in italia dovrebbe essere immatricolata e soggetta a controlli agenzia Dell entrata. La mia domanda è :se l imbarcazione ha la bandiera polacca non è soggetta all immatricolazione?
    Grazie mille

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